Il rito del Tajut

In tutto il Friuli, all’ora dell’aperitivo è tradizione bere all’osteria un “Taj di ros” o un “Taj di blanc”. Non è chiaro da dove derivi il termine Tajut sul quale si sono fatte numerose ipotesi. Alcuni sostengono che fosse il segno del bicchiere indicante “la giusta misura” di vino che veniva elargita dall’oste. Altri che il vino dovesse venire tagliato con l’acqua per diminuire la gradazione per prestarsi a una grande bevuta. Un’ulteriore opinione è che si usasse il vino per disinfettare l’acqua, che in antichità era troppo inquinata.

Il Tajut ordinato in un’osteria friulana è una delle piu profonde, tradizionali e caratteristiche usanze della nostra regione. Ogni friulano ha l’abitudine di stuzzicare l’appetito nelle ore che precedono il pranzo o la cena con un bicchiere di vino sorseggiato insieme a qualche assaggio di prelibatezze friulane. Il Tajut è spesso accompagnato da tartine o grissini con il “Persut crud” (prosciutto crudo rigorosamente di San Daniele), e da qualche “Toc di formadi” (schegge di formaggio), è facile trovare anche le polpettine di carne, le fette di cotechino accompagnate con la polenta abbrustolita, e crostini con lardo o prosciutto e kren.

Le osterie friulane sono un fiore all’occhiello del nostro territorio, caratterizzate dalla caparbietà e dall’esperienza dell’oste che cerca sempre di offrire la qualità. Qualità garantita sin dall’antichità, quando nel 500, il Consiglio Comunale di Udine nominò otto pubblici ufficiali che olre a decretare i prezzi per le mercanzie, erano incaricati di testare la qualità dei prodotti destinati alle osterie, assaggiando nella “Piazza del Vino”, oggi Piazza Libertà, i vini che sarebbero andati a riempire i Tajuts dei clienti.

Il tradizionale taglio di vino in un’osteria friulana riserva quindi sempre una buona qualità, questa è dovuta al fatto che la produzione rimane sempre a stretto contatto con la tradizione venendo curata personalmente dai vignaioli.

Ed ora come si dice nelle osterie friulane quando si sta per sorseggiare il proprio Tajut: “SALUT”.

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